Il buon gusto secondo Marais, Mersenne, Simpson . Terza parte

Il grande violista da gamba Marin Marais (Parigi 1656-Parigi 1728) negli Avvertissement  del suo terzo libro del 1711 Pieces de violes, spiega i nuovo segni usati nelle sue musiche per evitare di interpretare senza gusto la sua musica:

I più bei brani perdono infinitamente della loro piacevolezza, se sono eseguiti con il gusto che gli è proprio, e non potendo dare un’idea di questo gusto usando le note ordinarie, sono stato costretto a supplire con  nuovi segni capaci di far capire le mie intenzioni a coloro che suoneranno i miei pezzi.

Sempre in Francia già Merin Mersenne (Oizè, Francia 1588- Parigi 1648), filosofo matematico e musicista,si occupa di musica nella prima opera  Celeberrime questioni sulla Genesi, nella quale  confronta la musica antica dei Greci e degli Ebrei e quella praticata negli ultimi 100 anni. Mersenne, ritiene così come descritto ampiamente da teorici greci e latini, che la musica antica avesse la capacità di provocare “effetti meravigliosi”, di incidere cioè sui costumi e sulle passioni umane, guarire da numerose malattie, educare, spingere a combattere o a riappacificarsi, capacità perduta dalla musica moderna. Mersenne aveva poi trattato  ampliamente l’arte dell’arco riferendo che le due mani hanno eguale importanza e un loro corretto uso permetteva di mettere in evidenza le diverse sfumature musicali (Mersen 1636 pag. 193  Harmonie Universell,  Cramoisy- Ballard, Paris).

[…] la mano che tiene l’archetto deve essere per lo meno uguale in vivezza alla mano sinistra, poichè esse esegue tutte le differenti inflessioni che arricchiscono le arie, e che donano la bellezza ai canti.

 

Anche Christophoro Simpson nel trattato sulle diminuzioni The division Violdel  del 1665 scrive cosi per  dare grazia alle note (Simpson 1665 pag.10)
Sull’addolcimento delle note.
L’arte di dare grazia alle note è eseguibile in due modi: attraverso l’arco o attraverso le dita. Con l’arco, come quando si suona in  modo sonoro o sottovoce, a seconda della nostra fantasia, o dello stato d’animo della musica. Ancora, questa sonorità o morbidezza è talvolta espressa in un unica nota come quando si esegue piano al principio e dopo la si fa aumentare o crescere di intensità verso la metà o la fine.

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