8 settembre 2016 – festa dei oto

Si sono appena conclusi i  concerti in Valtellina per il Festival Le Altre Note includenti la partecipazione della Nuova Orchestra Pedrollo a tre concerti all’interno del festival che già si è al lavoro per la preparazione di un nuovo concerto per la citta di Vicenza. Patrocinato dal Comune di Vicenza e sponsorizzato dallo studio Tolio, le prove musicali sono già cominciate e vedranno protagonisti due musicisti in veste di solisti: Francesco Parrino, violino e Gabriele Dal Santo, pianoforte e direzione.

la data del concerto è  8 settembre 2016 chiesa di S. Gaetano ore 17,00 – Vicenza in corso Palladio

NOTE PER UN BUON ASCOLTO a cura di Irene e Raffaello Pedrollo

FELIX MENDELSSHON-BARTHOLDY (Amburgo, 3 febbraio 1809 – Lipsia, 4 novembre 1847)

Sinfonia per archi nr. 2 in re maggiore

E’ un ragazzo di appena 12 anni quello che inizia a scrivere – per completarle in tre anni -le sue prime undici sinfonie: rimaste allora inedite ed oggi conosciute come le “Sinfonie per archi”. Ritroviamo in esse, con stupefacente freschezza, la maestria compositiva di un musicista che unisce ad un indirizzo marcatamente classicheggiante, basato sul recupero dei principi formali di Haydn e Mozart, i caratteri essenziali del proprio sinfonismo, già ben espressi: il chiaro profilo dei temi, la nitida struttura formale, la facilità melodica. Ebbene, questi elementi ci appaiono oggi chiaramente espressi nel primo movimento della “nostra” Sinfonia: esso si apre infatti con un’idea tematica netta, che si impone con tutta la sicurezza e la fresca esuberanza della giovinezza, scritta e pensata per quei concerti privati che tutti i sabati si davano nella ricca e accogliente casa berlinese della famiglia del giovanissimo Felix, ed i cui protagonisti erano forse compagni di studi ed amici del giovane compositore, che a loro dedicava i primi passi della sua carriera.

 Nell’Andante centrale possiamo leggere gli echi di altre suggestioni. E’ uno studio privato, appassionato ed intimo: i temi, che si rincorrono tra le sezioni, portano con sé forse il ricordo di quelle Invenzioni che il giovanissimo compositore poteva aver amato alla tastiera -Mendelssohn ebbe il merito di riportare alla luce la musica di Johann Sebastian Bach, caduta nell’oblio in quel periodo, del quale pochissimi anni più tardi avrebbe diretto un’esecuzione centrale per la storia della musica (La Passione secondo Matteo).

Nell’ Allegro vivace conclusivo ritroviamo il misurato e puntuale studio della forma unito all’eleganza melodica e ad una brillante e piacevole scorrevolezza ritmica, espressioni della pronta ed estroversa inventiva di un giovane compositore che si affaccia alla vita.

Concerto per violino, pianoforte ed orchestra d’archi in re minore

Ripercorriamo nel Concerto in re minore per violino, pianoforte ed orchestra d’archi -la cui partitura viene completata da Mendelsshon nel 1823 all’età di 14 anni- la stessa esuberante vitalità: agli interventi orchestrali, definiti con nettezza e linearità, si contrappongono gli impetuosi episodi affidati ai solisti, capaci di mettere a prova gli esecutori. L’ Allegro iniziale si apre con l’esposizione dei due temi principali da parte degli archi,il primo dei quali ha carattere contrappuntistico, mentre il secondo, più cantabile, è di gusto quasi teatrale. L’arpeggio del pianoforte apre il dialogo dei solisti, ai quali vengono in alternanza affidati momenti lirici ed altri più spiccatamente virtuosistici. Gli interventi degli archi, a commento dell’azione dei protagonisti, sostengono e rinforzano questo dialogo, in un ben misurato equilibrio di rapporti. Il tema sereno del secondo tempo, Adagio, viene introdotto dagli archi per poi essere subito ripreso in forma di variazione sia dal pianoforte che dal violino. Ancora una volta assistiamo alla facilità melodica e alla pulizia formale di un giovanissimo ma già pienamente formato musicista: le linee melodiche si stagliano nitide ed il discorso formale si articola con naturale scorrevolezza, in un intreccio dialogico intimo e rasserenante. Il fresco e brillante gioco di progressioni dell’Allegro molto finale è esposto dai solisti, per poi essere subito ripreso dagli interventi incalzanti degli archi, in un caleidoscopico intreccio sonoro. In questa pagina ritroviamo chiaramente espressa la sensibilità cordialmente umana ed ottimistica del compositore di Amburgo.

ARRIGO PEDROLLO (Montebello Vicentino, 5 Dicembre 1878 – Vicenza, 23 Dicembre 1964)

Notturno, Tango, Canto eroico

Questi brani fanno parte di un nucleo di lavori a lungo dimenticato, disperso anche fisicamente e che, in questi ultimi anni, si sta cercando di recuperare e riunire*. Alcune di queste partiture si presentano a stampa, a volte anche con orchestrazione di altri musicisti; tutte, comunque, si caratterizzano per una scrittura originale per pianoforte, usualità di Arrigo Pedrollo, riscontrabile pressoché in ogni sua composizione per orchestra. L’epoca d’origine dei brani rimane per lo più imprecisata, compresa a grandi linee tra la fine del 1800, come ad esempio il “Notturno” per pianoforte, del 1902, e i primi due decenni del 1900: un periodo particolarmente intenso e fecondo del compositore in cui egli diede vita alle opere liriche più pregnanti ed impegnative. Sono musiche “leggere”, caratteristica piuttosto diffusa all’epoca e su cui si cimentavano, in quegli stessi anni, anche autori più famosi: ma per Arrigo Pedrollo può anche trattarsi di un residuo o un’eco dell’attività giovanile di pianista impegnato nelle eleganti sale dei grandi alberghi alla moda in luoghi termali e di villeggiatura in Italia, Svizzera, Inghilterra. Le condizioni in cui gli spartiti sono stati ritrovati sono molto varie e diverse: a volte stampati, ma spesso anche in stato di manoscritti da sistemare, ordinare e definire. Numerosi sono gli autografi, a volte con stesura a penna pressoché definitiva, altre volte a matita e in attesa di definizione.

* Attività a cura dell’Associazione “Arrigo Pedrollo” in collaborazione con il m° Gabriele Dal Santo

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